Uzbekistan, focolaio di terrorismo

Tashkent ha promesso di cooperare nell’inchiesta sull’ultimo attentato di New York,  avvenuto per mano di un uomo di origini uzbeche che ha travolto con un veicolo la pista ciclabile di lower Manhattan. Diverse centinaia di suoi concittadini combattono in gruppi jihadisti in Irak e Siria.

L’autore dell’attentato di New York, che ha causato lo scorso 31 Ottobre la morte di otto persone, arriva dall’Uzbekistan. Secondo diversi media americani, il giovane uomo risiedeva nel New Jersey. Era inoltre in possesso di un permesso di soggiorno permanente e, secondo il New York Times,  era già stato “sottoposto a monitoraggio” dalla polizia. “Il maggiore contingente di reclute che arrivano continuamente in Irak e Siria provengono dall’Asia Centrale”, ricorda su France 23 Wassim Nasr, esperto in movimenti jihadisti. L’Uzbekistan ha visto emergere negli anni ’90 un movimento islamista radicale oggi molto esteso. Diversi uzbechi sono stati coinvolti in molti attentati avvenuti in tutto i Mondo.

Ex repubblica sovietica, laica e a maggioranza musulmana, l’Uzbekistan è stato guidato dal 1989 al 2016 dall’autoritario Islam Karimov. Alla morte di Karimov, avvenuta nel Settembre del 2016, il suo ex Primo Ministro Chavkat Mirzioiev prende le redini del Paese invocando la rottura con l’autoritarismo del suo predecessore. Dopo l’annuncio dell’attacco a New York, Mirzioiev ha immediatamente fatto sapere che il suo Paese “era pronto a dare, con tutti i suoi mezzi e tutta la sua forza, un aiuto nell’inchiesta su questo atto terroristico”. L’Uzbekistan ha visto nascere il suo primo movimento islamista radicale nel 1991, anno dell’indipendenza del Paese. Il Movimento Islamico dell’Uzbekistan (MIO) appare nella Valle di Ferghana. Popolata da 12 milioni di abitanti la valle è situata nel Paese, ma ingloba anche parte dei territori kirghisi e tagichi. Dal 1992 al 1997, il MIO viene accusato di una serie di omicidi commessi nella Valle di Ferghana. L’organizzazione ha tentato di introdurvi la Legge islamica e nel 2000 ha anche lanciato un’offensiva  nel Sud dell’Uzbekistan. Rigorosamente represso a partire dal 1998 da Islam Karimov, il MIO si unisce ai Talebani in Afghanistan, per poi giurare lealtà nel 2015 al presunto Stato Islamico. Diverse alte cariche del MIO hanno anche ricoperto ruoli di responsabilità in seno ad Al-Qaeda.

Gli islamisti uzbechi hanno soprattutto fatto parlare di loro all’estero: il Movimento Islamico dell’Uzbekistan ha partecipato al sanguinario attacco all’aeroporto di Karachi, in Pakistan, che nel Giugno del 2014 causò la morte di 37 persone. Come accade per molti altri  Paesi dell’Asia Centrale, le cupe prospettive economiche e la corruzione hanno spinto molti giovani uomini all’esilio, soprattutto verso la Russia. Tra loro, qualcuno è stato tentato di raggiungere gruppi radicali. Secondo i Servizi russi, tra 2000 e 4000 cittadini provenienti da quell’area hanno raggiunto le fila delle organizzazioni jihadiste in Irak e Siria, sia dell’Isis che del ramo siriano di Al-Qaeda. Se l’Uzbekistan non ha mai pubblicato i dati sui cittadini uzbechi che si sono uniti agli jihadisti, le stime degli esperti variano dalle 500 alle 1500 unità. E’ ormai certo che sono diversi gli attentati commessi da uzbechi . Molti di loro sono diventati tristemente noti negli ultimi anni, come  Abdulkadir Masharipov,  presunto autore dell’attentato della discoteca di Istanbul che ha ucciso 39 persone e rivendicato anche dall’Isis e Akbarjon Djalilov, presunto autore dell’attentato nella metropolitana di San Pietroburgo che ha causato la morte di 14 persone. Sebbene Dalilov fosse nato in Kirghizistan e possedesse la nazionalità russa, è fieramente etnicamente uzbeco. Qualche giorno dopo quell’ attentato, Rakhmat Akilov, un uzbeco che aveva mostrato simpatizzare per il presunto Stato Islamico, è stato arrestato dalla polizia svedese dopo essersi lanciato ad altissima velocità con un camion sulla folla che passeggiava in un’isola pedonale della capitale svedese, uccidendo cinque persone.

L’Asia Centrale, un attraente vivaio di combattenti per i gruppi terroristici. E vice versa. Complicato intreccio di disagio sociale, ignoranza, fame e assenza di stimoli per un futuro “diverso” dove  le prospettive di “fama” e “avventura” accecano giovani uomini disperati.

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