Cronache dai Palazzi

I due rami del Parlamento hanno approvato lo scostamento di bilancio dal deficit (dello 0,3%) e la nota di aggiornamento del Def (Documento di economia e finanza). Fondamentali, soprattutto in Senato, i voti del Pd (oltre 98), ma anche quelli di Ap (24), delle Autonomie (16), del Misto (10), ed ancora dei verdiniani (12) e di Ala. Contrari invece Forza Italia, Lega, M5S e Gal.

Il voto a proposito dello scostamento dal deficit in Senato, per il quale era richiesto un ampio consenso (161 sì) ha ottenuto il via libera con 181 voti favorevoli, grazie anche all’intervento positivo di Mdp. In questo contesto il premier Gentiloni ha espresso la propria soddisfazione dichiarando: “Il Parlamento approva il quadro economico-finanziario della prossima legge di Bilancio. Un voto all’insegna di responsabilità e stabilità”. Nei giorni in cui i numeri contano gli uomini di Denis Verdini tornano sulla scena risultando, in un certo qual modo, determinanti. Per quanto riguarda il sostegno di Ala, Gentiloni ci ha tenuto comunque a precisare: “Per oltre due anni ha votato per il governo. Semmai c’era da imbarazzarsi prima. In ogni caso quei voti non li abbiamo chiesti e non è stata aggiunta una sola parola al Def per avere il sì di Verdini”. Il soccorso dei verdiniani potrebbe arrivare anche sullo ius soli e sulla legge elettorale. A proposito della riforma del sistema di voto l’obiettivo è far sì che il Rosatellum bis venga approvato: “È un’ottima legge, sarebbe un bene per l’Italia”, ha dichiarato Denis Verdini. “Le due forze riformiste devono portare insieme il Paese fuori dalla Palude”, ha aggiunto il leader di Ala convinto della sua “battaglia contro la sinistra”. Nel complesso Verdini assicura l’appoggio dei suoi per favorire “il cammino delle riforme, non per ottenere poltrone”.

In definitiva l’appoggio dei verdiniani è stato definito “una prova di responsabilità notevole” dal premier Gentiloni, il quale ha aggiunto: “Non vorrei che giochetti politici vanificassero tutto il lavoro fatto e i risultati. Comunque, come ha sottolineato Padoan, continueremo il confronto con Mdp”.

Per il resto, a sinistra il clima è infuocato, soprattutto tra D’Alema e Pisapia. L’ex premier avrebbe voluto che non si votasse lo scostamento di bilancio, provocando così un aumento dell’Iva, è l’accusa di Pisapia che definisce l’avversario ‘divisivo’; mentre “Io sono a disposizione di un progetto unitario”, ha dichiarato l’ex sindaco di Milano, il quale comunque fatica ad affermare il proprio ruolo di federatore.

Nel contesto della legge di Bilancio la maggioranza è inoltre impegnata nel “rivedere gradualmente il meccanismo del “super ticket”” imposto da alcune Regioni, oltreché per “aumentare le risorse per gli investimenti nella sanità”. Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha a sua volta sottolineato che eventuali manovre “di miglioramento e di efficientamento” del sistema sanitario sono possibili.

In Aula a Palazzo Madama, il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan ha spiegato i particolari della nota di aggiornamento del Def annunciando un miliardo in più di tagli alla spesa e, nel contempo, anche circa cinque miliardi di nuove entrate che dovrebbero subentrare soprattutto grazie alle nuove misure di lotta all’evasione, come l’obbligo della fatturazione elettronica tra i privati.

La manovra finanziaria in cantiere dovrebbe spingere la crescita dello 0,3% nel 2018 e l’anno successivo, e innalzare il Prodotto interno lordo all’1,5% per un triennio. Secondo le stime anche il 2017 dovrebbe chiudersi con un segno positivo per la crescita. Per sostenere la crescita l’esecutivo dovrà smuovere circa 19,6 miliardi, 11 dei quali verranno mobilitati da Bruxelles, concessi in seguito all’aumento del deficit  deciso dall’Ue, in quanto, come ha precisato Padoan, “una restrizione eccessiva” sui conti metterebbe “a rischio la ripresa e la coesione sociale”. La lotta all’evasione assicurerà altri cinque miliardi e i tagli alla spesa, per intero, circa 3,5 miliardi. Una fetta molto consistente della spending review dipenderà dai tagli ai ministeri.

“Persiste”, ha detto il ministro, “la fase di significativo miglioramento del mercato del lavoro” e si prevede un “ulteriore progressivo aumento dell’occupazione nei prossimi mesi e anni”. In questo contesto “un milione di occupati in più è un risultato incoraggiante che tuttavia non ci soddisfa. Bisogna fare di più, non c’è spazio per il compiacimento”. Ha chiosato Padoan. Il debito, infine, rappresenta un’altra questione, che l’Ue considera una “fonte di rischio per l’Europa, quindi c’è pressione sull’Italia perché si interrompa questo rischio”, ha spiegato il ministro dell’Economia.

Sono state inoltre intavolate una serie di modifiche alla manovra per soddisfare le diverse richieste di tutta la maggioranza. “Abbiamo avviato un percorso con le forze di governo, Pd, Mdp, Ap e gli altri gruppi”, ha spiegato Padoan, “volto a definire le ipotesi di intervento per investimenti, lavoro, lotta alla povertà  e salute”, assicurando il “giusto equilibrio tra politiche di bilancio e per il futuro”.

Il piano presentato da Padoan in commissione Bilancio del Senato prevede circa 600 milioni destinati alla “coesione sociale” nel 2018, nella cui voce rientrano sia le risorse aggiuntive per il reddito di inclusione (già finanziato per il prossimo anno) sia quelle per la non autosufficienza che rappresenta una questione delicata in tutte le manovre finanziarie, come del resto gli investimenti, in particolare quelli da destinare al Mezzogiorno d’Italia. Nell’ambito della decontribuzione per i giovani il governo mira inoltre a fissare dei paletti per impedire i licenziamenti facili da parte delle imprese, dopo aver comunque sfruttato gli incentivi. In ballo, infine, c’è anche la web tax e l’ipotesi di introdurre in Italia un prelievo sui giganti di internet. La manovra dovrà essere varata dal governo entro il prossimo 15 ottobre.

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