Guerra di nervi sullo scacchiere coreano

Dopo l’ultimo test nucleare della bomba all’idrogeno, responsabile – peraltro – di violente scosse telluriche nel sito di Punggye-ri, l’Occidente ha realizzato finalmente l’effettivo peso della minaccia nordcoreana.

Il potenziale distruttivo dell’ordigno ha subito più stime al rialzo da parte del ministero della Difesa giapponese presieduto da Itsunori Onodera, preoccupato della prossimità del proprio Paese al quadrante geografico utilizzato da Kim Jong-un per i suoi esperimenti.

Onodera dichiara alla stampa internazionale che la bomba, rispetto a inferiori valutazioni iniziali, ha liberato circa 160 chilotoni di potenza, pari a un’intensità 10 volte maggiore a quella sviluppata dalla bomba atomica sganciata dagli americani su Hiroshima nel 1945.

Con questa esibizione muscolare, il regime di Pyongyang si accredita ora come principale preoccupazione per i governi di tutto il mondo: mediante una trionfalistica propaganda, Kim rafforza la leadership interna, mostrando al popolo di  essere in grado di sfidare impunemente le grandi nazioni della Terra e ammantando di grandeur la Corea del Nord; sul fronte esterno, il dittatore ha chiarito a tutti che il suo arsenale atomico non equivale a una confezione di supposte, ma è cospicuo, nonché capace di coprire lunghe distanze e annichilire qualsiasi obiettivo.

L’effetto psicologico suscitato dal successo del test, inserito in una escalation crescente di lanci balistici ed esplosioni sotterranee destinata – purtroppo – a proseguire, lascia inequivocabilmente una sgradevole sensazione di gravità e imminenza del pericolo. Per la prima volta, Paesi europei come Francia e Germania, ammettono la possibilità che il Vecchio Continente sia alla portata della gittata dei missili nordcoreani.

Ma c’è un’altra partita dietro le quinte, quella giocata tra chi contrasta e chi appoggia Pyongyang. Senza dimenticare il principio in base al quale sarebbero proprio i periodi di crisi acuta a generare profittevole business, sullo sfondo della presunta follia di Kim Jong-un si muovono – in un intreccio di interessi confliggenti – Stati Uniti, Sud Corea, Russia, Cina e il succitato Giappone. Possibili, adesso, anche coinvolgimenti più diretti di marca europea. Trump invia aerei-spia a tecnologia stealth, invisibili ai radar, per monitorare le mosse di Pyongyang, mentre il premier nipponico Shinzo Abe fa alzare in volo i jet per tenere sotto controllo il livello delle radiazioni. Pechino mostra segni di concreta preoccupazione, seppur nell’ambigua posizione di fiancheggiatore nemmeno troppo occulto dell’utile pedina nordcoreana. Dietro le “stravaganze atomiche” di Kim, si ricreano fronti da Nuova Guerra Fredda, con flessibili alleanze sotterranee dettate dalla convenienza del momento, rinnovate giustificazioni per commerciare armi di distruzione di massa e – chissà – per riprendere la corsa al nucleare, interrotta dopo decenni di duri sforzi diplomatici internazionali in tema di disarmo.

I tecnici sostengono che la bomba H possa essere montata sui missili intercontinentali a disposizione di Kim. Secondo fonti dell’intelligence di Seul, la Corea del Nord avrebbe spostato – in questi giorni – un missile intercontinentale ICBM sulla costa occidentale del Paese, in vista di un probabile prossimo lancio.

Trump autorizza Giappone e Corea del Sud ad acquistare dagli Usa maggiori quantitativi di equipaggiamento militare hi-tech. Seul, nel frattempo, accelera sulle esercitazioni di difesa da eventuali attacchi termonucleari, con la flotta navale americana nel Pacifico, agli ordini dell’Ammiraglio Scott Swift, pronta a subentrare a sostegno dell’alleato sudcoreano. Gli Stati Uniti stanno provvedendo a trasferire quattro batterie antimissile a sud di Seul, addizionali alle due già residenti in situ. Si attende una nuova risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU che commini nuove e più aspre sanzioni alla Corea del Nord, mentre – da buon contraltare – il Cremlino invita alla calma, all’inutilità di stringere all’angolo Pyongyang e a un ulteriore tentativo diplomatico.

Insomma, attorno alle vicende del leader nordcoreano, potrebbero dipanarsi scenari assai inquietanti, prospettive di nuovi assetti geopolitici, divisioni e inediti schieramenti politico-militari. Quando, invece, ognuno di noi si augurerebbe che tutti i litiganti, davanti alla minaccia dell’omino verde che viene da Marte, trovassero una comune compattezza.

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