Cronache dai Palazzi

Si registrano i primi risultati del codice di comportamento in 13 punti stilato dal ministero dell’Interno per le Ong, a proposito del salvataggio in mare dei migranti. Il calo significativo degli sbarchi nei primi giorni di agosto – un meno 76 per cento rispetto ad un anno fa – sembra dare ragione al piano del ministro Marco Minniti. Rispetto al mese di luglio gli sbarchi si sono addirittura dimezzati. Il lavoro impostato dal titolare del Viminale viene condiviso anche dal ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio che afferma: “La strada è giusta” anche perché “le regole non sono in contrasto con l’umanità”.

Il tema della gestione dei flussi migratori provenienti dall’Africa sembra quindi avere un’unica voce all’interno del governo di Paolo Gentiloni. Graziano Delrio ha inoltre precisato che “non c’è guerra contro le Ong ma contro gli scafisti”, confermando “una linea unica” all’interno dell’esecutivo per quanto riguarda il salvataggio in mare dei migranti. L’unico obiettivo è contrastare l’immigrazione clandestina; in pratica, “una strategia di lungo periodo che sta dando buoni frutti”, ha affermato il ministro delle Infrastrutture.

Il segretario del Pd, Matteo Renzi, ha espresso la sua visione attraverso Facebook puntualizzando che “nessuna polemica può oscurare i risultati di queste settimane”. Renzi ha inoltre sottolineato che “i nostri ministri, bravi e capaci, stanno facendo un buon lavoro”. Dopo la grande ondata migratoria registrata a fine giugno (27,28 e 29 giugno) i dati del Viminale segnano un meno 3,4 per cento, spalmato nei primi sei mesi dell’anno, a proposito di flussi migratori provenienti dal continente africano.

L’ondata di fine giugno ha segnato in effetti un cambio di rotta nella gestione dei flussi migratori, favorendo il varo del codice di comportamento per le Organizzazioni non governative, per ora sottoscritto da quattro Ong su otto. In sostanza si chiede alle organizzazioni umanitarie di continuare la loro opera di salvataggio in mare dei migranti in pericolo, senza però agevolare gli spostamenti dei trafficanti di esseri umani.

Il codice di Minniti ha, in pratica, aperto una strada di organizzazione comune anche a livello europeo con gli accordi di Tallin, ravvivando inoltre i piani di Varsavia e quindi l’operazione Triton iniziata il primo novembre 2014 con contributi volontari di 15 su 28 Stati membri. Triton è l’operazione di sicurezza delle frontiere dell’Ue che ha sostituito l’operazione Mare Nostrum, guidata dall’Agenzia Frontex e mirante al controllo delle frontiere nel Mar Mediterraneo. Gli Stati membri che contribuiscono volontariamente all’operazione Frontex sono: Islanda, Finlandia, Norvegia, Svezia, Germania, Paesi Bassi, Francia, Spagna, Portogallo, Italia, Austria, Svizzera, Romania, Polonia, Lituania e Malta.

Hanno contribuito ai buoni risultati degli ultimi giorni anche l’intesa siglata poco tempo prima dal governo Gentiloni con il premier libico Al Sarraj, il quale ha attivato la Guardia costiera libica coinvolgendola nell’attività di presidio dei traffici in mare. In questo contesto di stretto controllo il governo di Tripoli ha espresso la volontà di ripristinare l’area “Sar” (Ricerca e Soccorso) di propria competenza, con l’obbligo per le navi delle organizzazioni umanitarie di starne fuori (97 chilometri dalla costa), tenendosi così ben lontane dal litorale. Solamente una richiesta di aiuto ufficiale da parte delle autorità libiche potrebbe giustificare un eventuale avvicinamento. Tra l’altro anche il codice di comportamento per le Ong voluto dal Viminale mette nero su bianco l’avvicinamento alle acque territoriali libiche, quindi le decisioni di Fayez al-Sarraj non fanno altro che rafforzare (almeno sulla carta) la lotta all’immigrazione clandestina sulla rotta Libia-Italia.

Il minor afflusso di migranti verso il nostro Paese potrebbe però favorire la “via spagnola”, come registrato anche dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni. “C’è un aumento significativo di presenze nel Mediterraneo occidentale, ha spiegato il portavoce dell’Oim, Flavio Di Giacomo, che ha aggiunto: “Stiamo cercando di capire se si stia creando una piccola rotta alternativa”.

Il crollo degli arrivi dei migranti in Italia (-51,4% nel mese di luglio rispetto a un anno prima) e il “boom” degli sbarchi e degli afflussi via terra sul fronte spagnolo (+243% nello stesso periodo) sembrerebbero due fenomeni rilevanti ma che non si possono collegare automaticamente con un nesso causa/effetto. Di Giacomo parla di “una piccola rotta alternativa” anche perché negli ultimi sette mesi la “via  di fuga” che fa capo alla Libia ha raccolto ben 100 mila presenze mentre la via occidentale ne ha registrate appena 12 mila. Il ministro spagnolo Juan Ignacio Zoido ha comunque confermato di fronte al Parlamento un raddoppio degli arrivi dall’inizio dell’anno, e anche l’Unhcr registra circa 12.164 arrivi in Spagna nei primi sette mesi del 2017 che corrisponderebbero ad un più 113 per cento. Sembrano prediligere la  “via spagnola” cittadini in fuga dalla Guinea e dalla Costa d’Avorio, mentre sulla via libica in rotta verso l’Italia prevarrebbero i nigeriani (16.464 presenze dall’inizio dell’anno). Nello specifico, dall’inizio del 2017 i cinque porti italiani maggiormente coinvolti nell’accoglienza dei migranti sono stati: Pozzallo con 9.431 presenze; Reggio Calabria (7.182); Vibo Valentia (5.848); Palermo (5.786) e Trapani (5.594).

La linea del rigore sembra essere condivisa anche dal fronte cattolico, tantoché il presidente della Cei, il cardinale Gualtiero Bassetti, durante un’omelia a Perugia per la festa di San Lorenzo, ha sottolineato come la sfida della lotta al traffico dei migranti debba essere affrontata con “immensa carità” ma anche “nel rispetto della legge” e, oltretutto, senza  “fornire il pretesto” o qualsivoglia genere di “collaborazione” con i trafficanti di esseri umani. Una posizione ben chiara quella del cardinale Bassetti che vuole mettere in evidenza la “responsabilità” sia “verso chi soffre e chi fugge” sia “verso chi accoglie”. “Ribadisco il più netto rifiuto ad ogni forma di schiavitù moderna qual è la tratta degli esseri umani. Ma rivendico, con altrettanto vigore, la necessità di un’etica della responsabilità e del rispetto della legge”, ha ammonito il presidente della Cei.

Sulla stessa lunghezza d’onda il segretario della Cei, Nunzio Galantino: “La legalità è il primo indispensabile passo per una politica intelligente della mobilità umana”, ha dichiarato Galantino, sottolineando però che “la Cei non entra nel merito delle soluzioni normative da dare a questo o quell’aspetto della sfida migratoria”.

Accoglienza e sicurezza devono in sostanza essere binari paralleli nell’operazione di gestione dei migranti provenienti dall’Africa, da cui ci si deve comunque aspettare “una nuova ondata in partenza”, come ha ricordato anche il commissario Ue Dimitris Avramopoulos. Secondo le stime, solo dal fronte libico sarebbero circa 200 mila le persone in attesa di raggiungere il continente europeo.

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