Mediterraneo, Programma europeo Copernicus

Con il Regolamento UE n.377/2014 del Parlamento Europeo e del Consiglio, del 3 aprile 2014, è stato istituito il “Programma Copernicus” di osservazione e monitoraggio della Terra, che garantisce anche la continuità delle attività del “Programma GMES” di monitoraggio globale per l’ambiente e la sicurezza.

Il Programma Copernicus prevede Missioni specifiche: le missioni spaziali di osservazione della Terra destinate ad essere usate e gestite nell’ambito di Copernicus (Missioni Sentinel) e Missioni partecipanti: missioni spaziali di osservazione della Terra che forniscono a Copernicus dati ad integrazione di quelli forniti dalle missioni specifiche.

Il suo scopo è di monitorare l’ambiente per fini di protezione ambientale e per questioni di protezione e sicurezza civile, sostenere la “Strategia Europa 2020” e i suoi obiettivi di “crescita intelligente, sostenibile e inclusiva”, massimizzando in questo modo i vantaggi sociali ed economici, favorendo lo sviluppo del settore spaziale europeo, aumentandone la competitività, in combinato alla promozione delle opportunità per le imprese europee di sviluppare e fornire sistemi e servizi  della Terra realmente innovativi, con ricadute evidenti anche sul piano della sicurezza (i dati forniti potranno, infatti, coadiuvare la gestione delle emergenze o sventare minacce terroristiche) e, più in senso lato, su quello sociale.

In aggiunta a tutto ciò Copernicus consente inoltre di avere un accesso autonomo ai dati ambientali e alle tecnologie per l’osservazione del sistema Terra e dei servizi di geo-informazione mettendo, così, l’Europa di avere capacità decisionale e operativa autonoma.

Alla Commissione spetta la responsabilità generale di Copernicus e del coordinamento del Programma, gestendo i Fondi stanziati e la sua attuazione anche in funzione delle priorità da definire, al coinvolgimento degli utenti, ai costi, alle scadenze, al rendimento previsto e agli appalti.

La valutazione da parte della Commissione degli esiti e degli obiettivi finanziati dal Programma Copernicus, degli impatti ed esiti ottenuti oltre che per l’efficienza nell’utilizzo delle risorse è prevista entro il 31 dicembre 2017, con particolare attenzione all’analisi, nella valutazione finale, della politica relativa ai dati di Copernicus e alle informazioni acquisite sui soggetti coinvolti e all’influenza esercitata sulle  imprese e sugli investimenti nazionali e privati in infrastrutture di osservazione della Terra.

Copernicus si compone di cinque diverse tipologie di satelliti chiamati Sentinel, di questi i “Sentinel 3” (di cui il Sentinel 3A è stato lanciato il 16 febbraio 2016) si occupano di studiare e osservare la Terra con particolare attenzione ai Mari e agli Oceani.

Sentinel 3, Missione frutto della collaborazione tra ESA, Commissione Europea, Eumetsat, Agenzia Spaziale CNES francese, Sistema industriale, aziende e Istituzioni fornitrici di servizi e dati,  e della quale i due satelliti sono stati progettati e costruiti da un Consorzio di Società di cui Thales Alenia Space – Francia – è alla guida, sta misurando la topografia marina, la temperatura del Mare, del suolo, il colore degli Oceani e della Terra, la profondità delle acque, lo spessore del ghiaccio marino, i cambiamenti, l’inquinamento marino e il rinnovamento delle specie vegetali ed animali con una precisione che solo una “Missione multi-strumento” quale questa è può consentire.

Copernicus ha, anche, utilizzato i dati, rielaborandoli, provenienti dalla Campagna oceanografica condotta avvalendosi della nave del CNR “Minerva UNO” e a cui ha partecipato anche l’ENEA contribuendo con un sistema laser compatto: un “Lindar fluorosensore” in grado di effettuare in tempo reale e a distanza il controllo dell’ecosistema marino anche di vaste aree: “…per tre settimane abbiamo analizzato il tratto di mare che va dallo Ionio al Canale di Sicilia e raccolto 500 campioni per analizzare il contenuto di clorofilla del mare” dichiara Federico Angelini – ENEA  del Laboratorio diagnostiche e metrologia del Centro Ricerche di Frascati che prosegue: “…studiare lo sviluppo di vegetazione permette di individuare il cosiddetto fenomeno dell’eutrofizzazione, causato dall’arricchimento delle acque di materiali organici provenienti da scarichi agricoli, industriali ed urbani che favoriscono lo sviluppo e la salita in superfice di alghe. Si tratta di un pericolo per l’ecosistema marino perché potenzialmente possono causare l’ostruzione delle branchie dei pesci, alterare l’equilibrio nella distribuzione dell’ossigeno, liberare sostanze tossiche, colorare le acque con una riduzione di limpidezza e trasparenza”.

E questo è solo uno dei possibili impieghi e risultati forniti dal Programma UE Copernicus che, in un momento e in mondo in cui il rischio di catastrofi ambientali è sempre più alto, riesce a garantire e fornire informazioni affidabili, convalidate, scientificamente garantite a sostegno di numerosissime applicazioni e politiche sia ambientali che di sicurezza e sviluppo.

Senza contare che, stando a studi recenti che si sono occupati di analizzare il possibile impatto di Copernicus sull’economia europea, il vantaggio finanziario minimo previsto è di circa 30 miliardi di euro entro il 2030, oltre alla creazione di circa 50.000 posti di lavoro, rappresentando, il Programma dell’Unione Copernicus, indirettamente, un motore di crescita economica, che incoraggia le piccole e medie imprese  a sviluppare servizi orientati all’utenza, creando quindi crescita e occupazione in un settore dell’economia chiaramente orientato al futuro.

©Futuro Europa® Le immagini utilizzate sono tratte da Internet e valutate di pubblico dominio: per segnalarne l’eventuale uso improprio scrivere alla Redazione

Sii il primo a commentare su "Mediterraneo, Programma europeo Copernicus"

Lascia un commento

Il tuo indirizzo mail non sarà pubblicato


*