La tenerezza (Film, 2017)

La tenerezza è autentica in Gianni Amelio, soprattutto non ha bisogno di parole, ma è una mano che si stringe con ritrovato amore tra padre e figlia. La tenerezza giunge liberatoria al termine d’un calvario lungo le strade della Napoli borghese e dei quartieri spagnoli, per aule di tribunale, discoteche a basso costo, cantieri portuali e vicoli malfamati. La tenerezza è quella di un padre che a un certo punto della sua vita si accorge di non amare più i suoi figli e non fa niente per recuperare un sentimento perduto. Nonostante tutto ha un nipote al quale è molto attaccato e dei vicini di casa che rappresentano quello che lui non mai avuto: il calore familiare. Quando irrompe la tragedia nella vita dell’uomo l’impalcatura rischia di crollare e il fragile castello di sogni infranti potrebbe travolgere tutto. Se non ci fosse una figlia innamorata del padre. Se non ci fosse la tenerezza. Non andiamo oltre a livello di trama, perché il film vive di ben assestati colpi di scena, nonostante sia una piccola storia di vita quotidiana, tracciata con realismo ed empatia da un Amelio in gran forma.

Film teatrale, interpreti ben calati nelle rispettive interpretazioni, soprattutto uno straordinario e credibile Renato Carpentieri nei panni del padre, che per molti versi tratteggia momenti autobiografici del regista. Elio Germano è un padre nevrotico ai limiti della schizofrenia, Micaela Ramazzotti una moglie bambina distratta e confusa, Giovanna Mezzogiorno una figlia che tenta con ogni mezzo di riconquistare l’amore del padre. Personaggi veri, mai monodimensionali, ma ricchi di sfaccettature che non li rendono convenzionali. Il regista vuol affrontare il rapporto padre – figlio in maniera originale, partendo da un avvocato egoista e truffaldino che ha fatto morire la moglie di crepacuore per i ripetuti tradimenti e che ha rotto i rapporti con i figli. La tenerezza trionfa, ma prima Amelio prende per mano lo spettatore e gestendo a dovere i suoi personaggi gli fa vivere situazioni tragiche e inaspettate che conducono alla redenzione. Il vincitore finale è una donna, dotata di coraggio e capace di non arrendersi per far trionfare un indomito amor filiale.

Il romanzo di Marone è soltanto una scusa per compiere un discorso personale sulla paternità e sulla vecchiaia, perché il soggetto è sceneggiato in libertà, persino riscritto da un regista che da sempre è autore in senso pieno. Bigazzi cura una fotografia spettrale di una Napoli notturna, gelida e fredda negli spaccati quotidiani quando i protagonisti vagano come anime assenti per le vie d’una città abbandonata. Colonna sonora di Piersanti a base di suggestive sonorità etniche e di musica napoletana. Un ottimo film italiano. Da non perdere.

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Regia. Gianni Amelio. Soggetto: Gianni Amelio (liberamente tratto dal romanzo La tentazione di essere felici di Lorenzo Marone). Sceneggiatura: Gianni Amelio, Alberto Taraglio, Chiara Valerio. Fotografia. Luca Bigazzi. Montaggio: Simona Paggi. Costumi: Maurizio Millenotti. Scenografia: Giancarlo Basili. Musiche: Sandro Piersanti. Produttore: Agostino Sacca. Case di Produzione: Pepito Produzioni, Rai Cinema. Contributi: Mibact, UnipolSai, Film Commission Campana. Distribuzione: 01 Distribution. Genere. Drammatico. Durata: 103’. Interpreti: Elio Germano, Giovanna Mezzogiorno, Micaela Ramazzotti, Greta Scacchi, Renato Carpentieri, Arturo Muselli, Giuseppe Zeno, Maria Nazionale, Enzo Casertano.

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[NdR – L’autore dell’articolo ha un suo blog “La Cineteca di Caino”]

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