Trump silura direttore dell’FBI e arma i Curdi

Su Trump si può dire di tutto, fuorché tacciarlo d’inerzia. Le sue decisioni, peraltro, lasciano poco spazio ai fraintendimenti e assomigliano alle entrate a gamba tesa di certi arcigni terzini nel calcio: nette, perentorie, da dentro o fuori. E di dentro o fuori ne sa qualcosa James Comey, sollevato per mano del presidente statunitense dall’incarico di direttore dell’Fbi, su imbeccata unanime del ministro della Giustizia Jeff Sessions e del suo vicario Rod Rosenstein.

La Casa Bianca dichiara alla stampa che la ricerca di un successore alla guida dell’istituzione, ritenuta la perla del sistema giudiziario americano, è già iniziata. Nella lettera di licenziamento fatta recapitare a Comey, il presidente – pur esprimendo apprezzamento per essere stato da questi informato ben tre volte sul fatto di non essere sotto indagine – gli revoca il mandato, giudicandone l’operato insufficiente e la capacità di conduzione inefficace. Senza mezzi termini, nel tipico stile Trump. 

Passa, dunque, in archivio il secondo licenziamento di un direttore nell’arco dell’intera storia del Bureau, a partire dalla sua data di fondazione. Il primo fu nel 1993, quando a essere messo alla porta – dall’allora Number One Bill Clinton – fu William Sessions, nominato sotto l’ultima amministrazione Reagan. Il nodo della questione sul benservito di Comey è racchiuso nello scontro politico tra democratici e repubblicani sul Russiagate, ovvero le interferenze di hacker russi nelle ultime presidenziali americane. Il leader dei Dem, Charles Schumer, chiede a gran voce che l’inchiesta sia consegnata a un procuratore speciale, mentre la controparte s’arrocca attorno a Trump ostacolando l’avvio di qualsiasi nuova indagine sull’argomento.

Dallo Studio Ovale, nel frattempo, perviene un’altra decisione che fa molto discutere. Oltre a bandire sulle compagnie aeree dirette dal Medio Oriente agli Usa ogni sorta di strumento informatico da parte dei passeggeri, restrizione anti-terroristica che potrebbe essere estesa anche ai voli provenienti dall’Europa, Trump decide che armerà direttamente i curdi dell’Ypg in Siria, perchè possano incidere più efficacemente nella lotta all’Isis. Inevitabili, le immediate reazioni turche che considerano, a loro volta, i curdi alla stregua di terroristi “interni”. Ankara affida la protesta formale alle parole del ministro degli Esteri Mevlut Cavusoglu, che bolla come inaccettabile l’iniziativa e spera, attraverso la via diplomatica, in una marcia indietro di Trump.

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