Gioco pesante

Il giochi in Corea del Nord si stanno facendo pesanti. Fino ad ora, era lecito pensare che da parte del dittatore Kim si stesse conducendo una partita di ricatti con la coscienza dei limiti da non superare. E dalla parte opposta c’erano la grande pazienza di Obama e la sua tendenza ad evitare soluzioni militari. Ma ora il folle dittatore sta perdendo il controllo delle sue stesse azioni, ed è preda di una logica diabolica che porta ad alzare sempre più la posta, nonostante il rischio enorme che fa correre al suo Paese, al suo popolo e alla fine anche a sé stesso. D’altra parte c’è un Presidente americano che ha fatto della combattiva assertività la marca distintiva della sua azione ed è anche lui prigioniero del suo proprio oltranzismo.

Se le conseguenze dell’uso di armi nucleari da una parte o da tutte e due non fossero così terribili, verrebbe da augurarsi che alla fine Kim il folle ricevesse la lezione che merita. Ma il costo, umano e politico, sarebbe altissimo, anche per Trump.

C’è una via d’uscita? Forse sì, ma le chiavi le ha in mano la Cina (la Corea del Sud non vive in un vuoto pneumatico, ma a ridosso della strapotenza cinese). La Cina è un Paese antico e saggio, retto da una classe dirigente certamente autoritaria ma non guerrafondaia, che non può certo augurarsi un conflitto armato, specie se nucleare, ai propri confini. Solo Pechino può disinnescare la bomba, usando tutti i mezzi di pressione, politica ed economica e magari militare, che possiede nei confronti di Pyongyang. Lo farà se crede veramente nella decisione degli Stati Uniti di usare la propria forza militare, notevole nella regione, per eliminare il problema rappresentato da Kim.  Ma potrebbe anche essere tentata dalla possibilità di lasciare il Presidente americano perdersi nel suo labirinto.

Purtroppo, nella mentalità orientale, le vite umane hanno un valore diverso che da noi. Alla fine, è sempre un problema (perverso) di calcolo e di credibilità. Il resto del mondo, Russia e UE comprese, possono solo lanciare inviti alla calma e incrociare le dita sperando che sia evitato il peggio.

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