Logan-The Wolverine (Film, 2017)

Logan-The Wolverine di James Mangold nasce dalla miniserie Vecchio Logan di Mark Miller e Steve McNiven, una rielaborazione a fumetti pensata per dare nuovo impulso a vecchi eroi Marvel, rendendo più dark e più adulto un personaggio ideato negli anni Settanta dal grande Roy Thomas, con la supervisione di Stan Lee.

Decimo film della serie X-Men, ma diverso dagli altri, avulso da ogni sorta di continuità narrativa.Siamo nel 2029, un virus creato dal Progetto Transigen sta estinguendo i mutanti, Logan è invecchiato e malato, vive insieme a Calibano (un debole mutante che teme i raggi del sole) in una vecchia fonderia del New Mexico, dove cura il novantenne professor Xavier, che anni prima ha ucciso molti mutanti, dopo una crisi psichica provocata da una malattia degenerativa.

Il film è un vero e proprio action fantastico basato su inseguimenti e caccia all’uomo, delitti efferati e improvvise aggressioni, sangue e sequenze macabre. Non è materia per stomaci deboli né per chi rifugge per forma mentis da atmosfere horror, ci sta tutto il divieto ai minori di anni 14, non fosse altro per la presenza di bambini che vengono uccisi e di piccoli mutanti privi di  morale. La sfida che Logan dovrà affrontare è contro la Transigen che per sterminare i mutanti naturali ne ha creati altri in laboratorio: infelici bambini prodotti artificialmente e dotati di grandi poteri. Tra questi c’è Laura, una bambina di 11 anni, figlia di Logan (del suo seme), che ha poteri simili al padre: può curare le proprie ferite, rigenerarsi, dispone di lame di adamantio che fuoriescono dalle mani e persino dai piedi. Inutile raccontare un film che vive i suoi momenti migliori grazie ai colpi di scena e a un montaggio serrato, rapidissimo e senza punti morti nonostante le oltre due ore di pellicola, ma che può godere anche di una fotografia da cinema d’autore e di una colonna sonora mixata persino con brani di Johnny Cash.

Un film violentissimo che ricorda il cinema western – citato esplicitamente con una lunga sequenza de Il cavaliere della valle solitaria – ma anche il postatomico alla Mad Max, mettendo in risalto il lato umano di Logan, interpretato per l’ultima volta dall’ottimo Hugh Jackman. Un film sulla solitudine dell’eroe maledetto, sul rapporto padre figlia, che alterna momenti intimi a fasi concitate di straordinari inseguimenti da poliziesco ed efferate battaglie a colpi di artigli uncinanti. Molto sangue ma anche tanto cuore. Inutile dire che gli statunitensi sono maestri indiscussi di questo tipo di cinema, anche se noi poveri italiani con Lo chiamavano Jeeg Robot abbiamo cercato di fare del nostro meglio per seguire il percorso tracciato. Stan Lee compare – a differenza di quel che dicono in molti – in una rapida sequenza, per regalare il solito cameo nei film derivati dai suoi fumetti: è l’uomo con cappello e occhiali davanti alla porta dell’ascensore che si apre improvvisamente. Citazione anche per il fumetto degli X-Men anni Settanta con alcuni albi coloratissimi, inquadrati più volte, letti da Logan e dalla bambina.

Un film da vedere, se avete amato il Wolverine di Roy Thomas, perché riprende e sviluppa in senso adulto tutte le sue angosce esistenziali.

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Regia: James Mangold. Soggetto: Roy Thomas, Len Wein, John Romita sr., Mark Millar, Steve McNiven. Sceneggiatura: Michael Green, Scott Frank, James Mangold. Fotografia: John Mathieson. Montaggio: Michael McCusker, Dirk Westervelt. Musiche: Marco Beltrami. Scenografia: Francois Audouy. Produttore: Lauren Shuler Donner, Simon Kinberg, Hutch Parker. Produttore Esecutivo: Satn Lee, Joseph M. Carracciolo, Josh McLaglen, Kurt Williams. Casa di Produzione: 20th CEntury Fox, Marvel Entertainment, TSG Entertainment, Seed Productions, The Donners Company. Distribuzione: 20th Century Fox. Durata: 137′. Genere. Action, Fantascienza, thriller. Interpreti: Hugh Jackman, Patrick Stewart, Richard E. Grant, Boyd Holdbrook, Stephen Merchant, Dafne Keen, Eriq La Salle, Elise Neal, Quincy Fouse, Elizabeth Rodríguez, Jason Genao, James Handy, Lennie Loftin.

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 [NdR – L’autore dell’articolo ha un suo blog “La Cineteca di Caino”]

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