Rapporti bilaterali UE-Kirghizistan

L’idea di circondari di Paesi ‘amici’ ai confini orientali prende piede nell’ambito europeo sotto la Presidenza Prodi negli anni 2000, lo strumento individuato era negli accordi di ‘Partenariato’, una forma ridotta della Politica Estera di Vicinato (PEV). Erano quattro i filoni fondamentali: democrazia, buon governo e stabilità; integrazione economica e convergenza con le politiche settoriali dell’UE; sicurezza energetica; contatti fra le persone.

Dall’indipendenza nel 1991, il Kirghizistan si è evoluto fortemente. Il paese ha una popolazione di circa 6 milioni di abitanti appartenente ad 80 gruppi etnici; l’economia è basata prevalentemente sull’agricoltura e sull’allevamento di cavalli, pecore e bovini. La rilevanza economica del paese  è estremamente inferiore al vicino Kazakistan di Narbayev. La  soglia di povertà rimane alta così come la disoccupazione ed estreme le differenze tra ricchi e poveri, tra città e campagne, tra nord e sud. Resta il fatto che il paese è il più democratico della zona assieme alla Mongolia, e l’unico dell’Asia centrale ad essere una Repubblica parlamentare. Un sistema politico inconsueto per la zona, quindi fragile e visto con sospetto dalla popolazione, la diffidenza dei cittadini verso i politici, l’alta disoccupazione e la corruzione fanno sì che vi siano alte possibilità di reclutamento di giovani fra gli estremisti islamici.

Nel 2015, il Kirghizistan è entrato a far parte dell’Unione economica eurasiatica, dominata dalla Russia e di cui fanno parte anche il Kazakistan, l’Azerbaijan e la Bielorussia. Questo apre nuove possibilità economiche per il Kirghizistan, ma allo stesso tempo porta anche nuove requisiti e ostacoli al commercio, soprattutto per l’esportazione di prodotti agricoli. Come sempre si incentrano in questi contesti i diversi interessi russi ed occidentali, il Consiglio Europeo, ricordiamo organo non facente parte della UE, annoverava già il paese asiatico tra gli ‘osservatori’, ha stretto un accordo di partenariato per la democrazia teso a sviluppare i diritti nel paese.

Diverso è l’approccio della UE che stringe Accordi di Partenariato e Cooperazione (PCA) tesi alla creazione di una rete di rapporti bilaterali nell’ambito della Strategia dell’Unione Europea per l’Asia Centrale, la cui ultima revisione è stata adottata dal Consiglio dell’UE il 22 giugno 2015, al fine di inquadrare le nuove priorità per lo sviluppo stabile e sostenibile della regione. In vigore dal 1999, il PCA tra l’UE e la Repubblica del Kirghizistan ha gettato le basi di un dialogo politico ed economico che, nel corso degli anni, ha progressivamente ampliato gli orizzonti di cooperazione, che attualmente spaziano dall’economia alle nuove tecnologie, dalla finanza alla cultura.

Il PCA tra UE e Kirghizistan è in vigore dal 1999 riguardo economia, finanza, cultura, con oltre 18 milioni di euro spesi nel paese la UE cerca di stabilizzare e promuoverne la democrazia attraverso la redazione della nuova Costituzione e l’attuazione di riforme nell’apparato giudiziario. E proprio lungo questo percorso trova collocazione il richiamato Programma per la Democratizzazione attraverso la riforma elettorale, centro nevralgico dell’accordo recentemente sottoscritto. Momento di crisi si è avuto nel 2015 con l’introduzione di una legge anti LGBT che prevede pene fino ad 1 anno di carcere per incontri gay, il Parlamento Europeo ha steso un documento particolarmente duro a riguardo.

L’adesione di Bishkek a vari organismi economici della zona a guida russa, dall’Unione Economica Eurasiatica al Patto di Shangai, fanno sorgere dubbi sulla reale volontà del paese di entrare nell’orbita di relazioni strette con la UE, ma resta il fatto che lo stesso ha una collocazione geografica strategica centrale nella zona e giustifica i tentativi in corso di avviare e promuoverne la crescita democratica.

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